Questo è il periodo delle “settimane bianche” ovvero l’occasione per trascorrere una settimana di riposo in montagna in mezzo alla neve.
Ma se andate a sciare oltre 2.000 metri prendete tutte le precauzione onde evitare il mal di montagna, sindrome ben nota a chi abita sulle Alpi, spesso invece sconosciuto a coloro che salgono per la prima volta ad alte quote.
In montagna la pressione atmosferica si riduce, rispetto al livello del mare, del 20% a 2.000 metri, 30% a 3.500 metri e 60% a 4.000 metri. La minore pressione atmosferica provoca anche una corrispondente riduzione della concentrazione dell’ossigeno, il quale, dopo l’azoto, è il principale componente dell’aria.
Per sopperire alla carenza del vitale gas nell’aria il cuore deve aumentare i battiti onde incrementare la frequenza del respiro e, in tal modo, mantenere inalterata la quantità di ossigeno inspirata. Ma oltre 2.500-3.000 metri di quota, la forte riduzione di ossigeno, può causare, specie sotto sforzi intensi e prolungati, il mal di montagna il quale si manifesta con mal di testa (il sintomo più comune), respiro accelerato, cianosi, vertigini, insonnia, brividi di freddo, nausea, vomito e prostrazione fisica.
Ne sono colpiti soprattutto coloro che vanno “troppo in alto troppo in fretta” (trasferimento in auto, elicottero, funivia, marce veloci).
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